Mag 07 2008

Uno sguardo all’occupazione nel Terzo settore

Il Terzo settore occupa, al Sud,  589.832 persone, pari al 17% del totale impiegato in Italia. Si tratta soprattutto, come nel resto del Paese, di volontari (78,5%), seguiti da dipendenti (15,6%), religiosi (3,2%), collaboratori (1,4%), obiettori di coscienza (0,9%) e lavoratori distaccati da altre imprese o enti (0,3%). Sicilia, Puglia e Campania assorbono il 66% degli occupati nelle imprese sociali del Sud (rispettivamente 23%, 22,6% e 20,7%). Seguono la Sardegna, con il 18,8%, la Calabria (10,6%), la Basilicata (2,5%) e il Molise (1,8%). Si fa un ricorso maggiore a personale dipendente in Sicilia e minore ai volontari, al contrario di quando accade in Campania, Calabria, Puglia e Sardegna.

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Le imprese sociali attive in Italia sono 165.335. Di queste, il 25%, pari a 41.330, si trova nelle regioni del Sud. Sicilia, Puglia e Campania, insieme, ospitano oltre il 73% delle imprese sociali meridionali. Si tratta per lo più di cooperative sociali, la componente maggiormente imprenditoriale del settore no profit. A livello nazionale, dal 2001 al 2005 il loro numero è cresciuto del 33,5%, attestandosi a 7.363 unità, di cui il 33,7% nel Mezzogiorno, attive soprattutto nell’assistenza sociale, meno nel campo della cultura.

Da sole, le cooperative sociali, generano il 57% delle entrate, ma contrariamente a quanto accade nel resto d’Italia, al Sud sono prevalentemente di fonte pubblica e, quindi, rappresentano anche il 57,3% delle uscite totali per il Mezzogiorno. Secondo SVIMEZ - Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, questo fenomeno dimostra la scarsa propensione delle cooperative a stare sul mercato.

Purtroppo le indicazioni che emergono, circa il ruolo che il no profit potrà svolgere per incentivare l’occupazione al Sud, non sono ottimistiche: il poco sostegno dato dagli organi territoriali alle imprese sociali e le difficoltà di coordinamento tra le politiche settoriali, rischia di limitare i risultati attesi.

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