ott 29 2012

Concorsi pubblici dall’Università di Palermo!

L’università di Palermo ha indetto alcuni concorsi pubblici per la copertura di 14 posti di lavoro. L’università di Palermo ricerca 9 e 4 figure lavorative tramite 5 concorsi pubblici.

Uno dei concorsi ricerca 9 diplomati di categoria C1 per area tecnica, tecnico scientifica e di elaborazione. Gli altri 4 posti di lavoro richiedono la categoria D.
Tutti i 14 fortunati otterranno un contratto lavorativo a tempo indeterminato.

I requisiti richiesti sono: il diploma quinquennale, essere maggiorenni, avere la cittadinanza italiana o di uno stato dell’Unione Europea, l’idoneità fisica, il godimento dei diritti politici.

La scadenza dei concorsi Palermo è il 12 Novembre 2012 per il bando dei 9 posti di lavoro, mentre è il 2 Novembre per le altre 4 figure lavorative, perciò affrettatevi a compilare i moduli!

Dal sito dell’università di Palermo potrete compilare la domanda di partecipazione per i concorsi pubblici. Affrettatevi!
Importante avere una preparazione adeguata in informatica per alcuni dei concorsi.

https://concorsi.unipa.it/concorsi.php


ott 25 2012

Cercasi manodopera, un paradosso della crisi del lavoro

Tag:Tag , , rita @ 15:45

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo le accuse del ministro Fornero nel definire i giovani “choosy”, giornali e aziende hanno pubblicato liste e liste di annunci di lavoro, giungendo alla conclusione che le aziende non trovano manodopera. I posti di lavoro più richiesti sono operai, manodopera specializzata, ingegneri e tecnici. Sembra assurdo, ma più di ottocento posti di lavoro rimangono scoperti perché non si trova personale adeguato.

Adesso facciamo due calcoli. Se si cercano posti di lavoro come manodopera, tecnici e ingegneri, perché i giovani non chiedono di essere assunti da loro? Premesso che se una persona ha scelto un corso di studi, difficilmente accetterà di buon grado di lavorare in tutt’altro campo. E un ingegnere non può essere sostituito da qualcuno che ha studiato lettere, questo è scontato. Allora rimaniamo sulla manodopera nelle aziende. Perché i giovani non si buttano in questo campo?
In realtà non è detto che i giovani non pensino di ripiegare in un altro impiego di lavoro, anzi loro accettano pur di non rimanere a casa a girarsi i pollici. Il problema  rimane sempre l’esperienza! A volte sono richiesti ben 5 anni di esperienza per essere assunti come manodopera. In Italia c’è questo paradosso non indifferente.
Se un neolaureato vuole cercare un lavoro, è costretto a fare la gavetta per almeno un’anno, senza avere la certezza che verrà assunto dopo questo sacrificio.
Ma i giovani accettano di fare tutto questo con la speranza di un futuro migliore.

Quindi il mercato del lavoro non trova un equilibrio. Alcuni lavori sono molto richiesti, ma non trovano ragazzi preparati. Addirittura si cerca manodopera non più giovane, pur di colmare i ruoli vacanti nelle aziende.

 


ott 24 2012

Siti di annunci: come trovare offerte di lavoro affidabili senza impazzire?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trovare delle offerte di lavoro non è per niente facile, a dispetto di quel che dice il ministro Fornero. Nel web girano tante di quelle offerte di lavoro che ormai non siamo mai sicuri che quelle siano veritiere oppure se sono truffaldine.

Nei siti di annunci non ne parliamo. Una su tre non è un annuncio valido o affidabile.
Partiamo dal presupposto che cercare offerte di lavoro sul web è una buona idea, perché le aziende tengono sempre aggiornati i loro profili e le richieste di lavoro, ma anche perché quasi tutti i piccoli imprenditori pubblicano nel web le loro offerte  di lavoro perché così hanno maggiori possibilità di assumere qualcuno.

Cosa bisogna fare per capire se gli annunci sono validi? Prima di tutto partiamo dalle piccole aziende:

  • Verificate sempre se oltre all’indirizzo email, ci sia un numero di telefono rintracciabile. Così potrete parlare con i vostri interlocutori e realizzare se l’offerta di lavoro sia realistica.
  • Se è pubblicato anche l’indirizzo di un sito web, l’affidabilità dell’annuncio aumenta sempre di più. Controllare dal sito cosa si tratta, delle loro offerte di lavoro e dopo decidete se contattarli o meno.
  • Se esiste un sito web, probabilmente esisterà anche un forum. Vedere cosa dicono gli utenti fra di loro.
  • Se avete ancora dubbi, potete sempre cercare nel web qualche recensione di altri utenti. E’ sempre meglio sapere cosa dicono gli altri.

E se gli annunci di lavoro sono stati pubblicati da privati? Se c’è un numero di telefono, contattateli.
Visitate la zona dove lavorerete, e cercate di valutare se il lavoro è buono o meno.

Ovviamente finché non ci siete dentro, non potrete sapere mai se le offerte di lavoro sono buone o meno. Bisogna anche dare fiducia e ascoltare il proprio istinto.

 


ott 23 2012

La Fornero e i giovani troppo choosy per questa società

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci risiamo. Il ministro Elsa Fornero ne ha sparata un’altra delle sue, definendo i giovani troppo “choosy”. Il termine choosy usato dalla Fornero vuol dire schizzinosi, o meglio ella afferma che i giovani devono accontentarsi di ciò che trovano. Premesso che il periodo di crisi nel mercato del lavoro è reale, e c’è molta difficoltà nel trovare un lavoro soddisfacente, un ministro non deve permettersi di giudicare e criticare i giovani lavoratori del suo paese, anzi dovrebbe rassicurarli e incentivare la loro assunzione.

Sono tantissimi i ragazzi che non riescono più a mantenere gli studi per colpa delle tasse universitarie, una buona parte abbandona gli studi per non pesare troppo sul bilancio familiare e perché non riesce a trovare un lavoro che possa mantenere i suoi studi. Come può la Fornero definire i giovani “choosy”?
Non c’è niente di “choosy” a dover accettare stage non retribuiti per un futuro migliore. Non c’è niente di “choosy” nell’accettare di fare il commesso/il cassiere/il cameriere ecc… per mantenersi gli studi.
Chi rifiuta un lavoro sottopagato e degradante può mai definirsi uno schizzinoso?
Ministro Fornero, è facile giudicare la vita altrui quando si ha un posto monotono e stabile al parlamento. Di certo i suoi figli saranno molto choosy a fare gli studi che vogliono, il lavoro che vogliono senza preoccuparsi dei soldi che lei sborsa per loro. Già che c’è, tolga anche a loro la possibilità di essere schizzinosi da quello che lei le offre. Magari finalmente qualcuno l’ascolterà.

 


ott 19 2012

Stage retribuito per 50 giovani da Confindustria

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni tanto ci sono buone notizie per i giovani neolaureati. Confindustria offre l’opportunità di svolgere uno stage retribuito di sei mesi a 50 laureati, che saranno selezionati a livello nazionale. Oltre allo stage retribuito, Confindustria offre l’occasione di una formazione in aula e/o tramite piattaforma e-learning e la possibilità, inoltre, di frequentare un master in Gestione e strategia d’impresa.

Il motivo di questi stage è che Confindustria vuole accompagnare i giovani nel loro percorso formativo e combattere la crisi che aleggia fra gli studenti, perciò vuole investire su di loro per ottenere un vantaggio competitivo nelle imprese nel medio-lungo periodo.
Confindustria ha investito 3 milioni d’euro provenienti dall’avanzo del bilancio economico del 2009, e ci fa comprendere quanto siano serie le loro intenzioni di investire sul capitale umano.

Il bando d’iscrizione è stato pubblicato nel sito di Confindustria, ed è necessario iscriversi al sito.
Il bando scade il 10 dicembre 2012, e gli stage partiranno a febbraio 2013.  Si guarderà anche all’età e al curriculum scolastico, questo è vero, ma anche alla motivazione e alle esperienze di vita fatte dai candidati. Lo stage retribuito prevede per i giovani 1000 euro di rimborso.
Per avere maggiori informazioni, potete  scrivere a confindustriaperigiovani@confindustria.it. oppure visitare il sito ufficiale www.confindustria.it

 


ott 17 2012

Lingua inglese richiesta: un ostacolo per chi cerca lavoro in Italia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiunque stia cercando lavoro in Italia in questo periodo, avrà notato che uno dei requisiti richiesti per fare carriera è saper parlare bene l’inglese. Questo potrebbe essere un ostacolo per chi vuole un lavoro in Italia, oppure un’opportunità per ampliare il proprio bagaglio culturale?

Inutile rimuginarci sopra, negli altri paesi europei l’inglese lo si studia fin dalla scuola primaria, a volte addirittura dall’asilo. Ovviamente anche all’estero possono esserci persone che non sono portate allo studio delle lingue straniere, ma la maggioranza della popolazione all’estero conosce la lingua inglese benissimo.

Il lavoro in Italia si trova molto nelle grandi aziende che fanno scambi commerciali con società all’estero, per cui quando si cercano nuovi impiegati o neolaureati, il più delle volte è richiesta la conoscenza dell’inglese o di un’altra lingua straniera.
Non si scappa da questo, ma non deve essere visto come un ostacolo insormontabile per chi vuole un lavoro in Italia ben pagato, anzi deve essere visto come un’opportunità! Non ci vuole molto per studiare l’inglese da soli!
Esistono tanti corsi d’inglese per imparare la lingua in pochi mesi, anche se hanno un costo non indifferente. Oppure fare un viaggio all’estero della durata di un mese, costringendosi ad imparare la lingua.

Insomma se si cerca un lavoro in Italia solo perché non si voleva studiare una lingua straniera, forse è meglio cambiare mentalità, perché l’inglese è la lingua più parlata nel mondo. Anche al sud il requisito essenziale per fare carriera è la conoscenza dell’inglese.

 


ott 15 2012

Crisi lavoro: il divario fra nord e sud Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è piacevole a scrivere un articolo simile, ma la crisi nel mondo del lavoro si fa sentire molto più nel sud Italia piuttosto che al nord.
Al sud Italia più di 329mila giovani al di sotto dei 35 anni hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni.
Nel 2012 oltre il 65% della popolazione del sud e delle isole non ha più un lavoro, e cercano di campare alla meglio con pensioni e lavori in nero.
Le industrie minori chiudono, le piccole aziende non riescono più a tirare avanti e la crisi del lavoro si fa sentire ogni giorno di più. La crescita produttiva del sud è ferma allo 0% da un paio di anni.

Il nord e il sud sono sempre più lontani a causa della crisi del lavoro.
Franco Tavella, segretario generale della Cgil Campania, ha dichiarato questo in un’intervista:

“La situazione in cui ci troviamo è straordinariamente singolare perché la crisi non è solo di natura economica: la non credibilità delle istituzioni con tutto quello che sta accadendo nelle Regioni, la perdita potenziale di rappresentanza dei partiti politici, il rafforzarsi dei poteri criminali, ci stanno rendendo consapevoli di questo difficile scenario. Il Comune di Napoli non ha più disponibilità economica e la Regione Campania ha un debito di 15 miliardi di euro; in Campania il livello di disoccupazione è a livello di crisi della tenuta democratica e per poter agire c’è bisogno di risorse. Per costruire una politica industriale dobbiamo costruire una politica energetica e delle infrastrutture e la Cgil deve avere un progetto organizzativo e politico da presentare e confrontare con le istituzioni”.

C’è da sperare che la crisi nel mondo del lavoro termini al più presto, altrimenti non ci sarà più da biasimare i giovani che si trasferiranno al nord Italia o addirittura all’estero per trovare un nuovo lavoro.


ott 11 2012

La disoccupazione femminile è allarmante al sud!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
I dati sono allarmanti al sud: il tasso della disoccupazione femminile è aumentato. Soltanto il 16% delle donne trova un lavoro al sud, un dato che non si vedeva dal 2004. Questo significa che nemmeno 2 donne su 10 riesce a trovare un lavoro.
La disoccupazione femminile colpisce soprattutto i giovani e i neolaureati, spingendo così le donne a trasferirsi in città dove ci sono più possibilità di trovare un lavoro. Al nord infatti più del 47% delle donne trova un’occupazione, rendendo evidente il divario che si è creato tra il Nord e il Sud Italia.

Probabilmente molte di queste giovani donne del sud lavorano in nero come parrucchiere, estetiste, donne delle pulizie e altri lavori umili, senza avere la giusta retribuzione e i contributi adeguati per la pensione.
Sono tantissimi gli annunci sul web dove vengono ricercate babysitter, badanti e insegnanti per ripetizioni, e sono tutti lavori non dichiarati allo stato.  La disoccupazione femminile è molto alta, ma anche il lavoro in nero purtroppo è molto diffuso.

Se queste donne potessero scegliere, preferirebbero lavorare in regola e nel campo in cui hanno studiato per tanti anni, e preferibilmente nella città dove sono nate. Purtroppo la realtà è ben diversa, e lo dimostrano i dati sulla disoccupazione femminile.


ott 10 2012

Lavoro nero, una delle piaghe della società

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è il lavoro nero, se non l’irregolarità dello svolgimento di alcune attività non riconosciute dalla Pubblica Amministrazione, perché non registrato presso i Centri per l’Impiego e  gli Istituti previdenziali?
Il lavoro nero è una delle piaghe che colpiscono i governi, e non solo perché i lavoratori non in regola non pagano le tasse e danneggiano l’economia della nazione.
Il datore di lavoro non dichiara dei suoi dipendenti in nero allo stato e all’Inail, risparmiando su tasse e i contributi che dovrebbe versare per il lavoratore.

In realtà gli svantaggi di un lavoro nero sono molto più elevati dei vantaggi momentanei, e questo è valido sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro.
Prima di tutto la mancanza del versamento di contributi, utili per l’ottenimento della pensione. Moltissimi giovani lavorano come operai in nero, senza rendersi conto di quanto si pentiranno di ciò in età avanzata.
Il lavoro in nero danneggia le singole persone ma anche la collettività. I lavoratori non in regola non possono beneficiare delle prestazioni sociali e assicurative imposte dalla Legge nei contratti di lavoro. In caso di incidente, il lavoratore in nero non sarà tutelato dalla legge.
Ma anche il datore di lavoro nero rischia grosso, perché non dichiarare il numero di lavoratori alle proprie dipendenze è evasione fiscale. E il lavoro nero prima o poi viene sempre scoperto dalle autorità.


ott 08 2012

La rivincita del lavoro artigianale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che ci crediate o meno, il lavoro artigianale è quello più richiesto nel mercato lavorativo.
Anche se in Italia la situazione economica è piuttosto particolare, molte nazioni europee hanno incentivato le scuole dell’impiego per far entrare i giovani studenti nel mondo del lavoro artigianale.
In Germania e in Francia selezionano gli studenti fra quelli portati per lo studio, indirizzandoli nel mondo universitario, e  suggeriscono al resto in quale scuola lavorativa spingere i propri alunni. In Germania a 16 anni i ragazzi cominciano a lavorare appoggiati alla scuola, riuscendo a conciliare studio e lavoro fino al diploma. In seguito gli studenti possono scegliere se proseguire gli studi per migliorare le proprie capacità lavorative o se fermarsi.

Il lavoro artigianale in Italia è sempre stato sottovalutato, e un’organizzazione scolastica come quella tedesca possiamo soltanto sognarla. Eppure ecco che esplodono gli annunci di lavoro sul settore artigianale.
Si cercano sarti, parrucchieri, cuochi e chef, idraulici, falegnami ecc ecc, lavori che sono stati molti screditati dai giovani d’oggi, che hanno preferito ripiegare nello studio universitario. Tanti giovani però si rendono conto molto tardi che non riescono a stare al passo del ritmo universitario, e si colpevolizzano di ciò.In realtà non è colpa dei giovani, ma del sistema scolastico italiano che non vuole più spingere i giovani verso il lavoro artigianale e non ripagano chi lavora in questo settore.

Adesso c’è un cambio di svolta: molte ragazze stanno imparando a realizzare gioielli e abiti per venderli nei mercatini e nei negozi online; i nuovi artisti se ne infischiano del giudizio delle case editrici e pubblicano libri, fumetti, disegni e quadri e li fanno conoscere nella rete per poter poi farli comprare dai loro lettori in maniera diretta.
Insomma si sta tornando ad imparare un mestiere artigianale e utilizzare il web per farsi pubblicità.
Quindi se non ve la sentite di studiare all’università, iscrivetevi a scuole per imparare un lavoro artigianale.


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