gen 21 2013

Vendesi laurea: ecco come un sogno viene venduto nel web.

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giorgio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vendesi laurea in Scienze politiche, causa mancato utilizzo. Questo è l’annuncio choc che scredita tutte le nostre affermazioni, una situazione italiana dove sembra che i sogni si infrangono al punto tale da scrivere un annuncio su Kijiji come “vendesi laurea”.

Questo è l’annuncio di Giorgio Tedone, ventiseienne romano con laurea e due master che, dopo aver combattuto a lungo la crisi, ha tentato di venderla simbolicamente nel mercato. Non a caso l’inserzione contiene anche questa frase:

Vendesi laurea. La versione deluxe del pacchetto contiene anche un master, un corso di specializzazione all’estero e vari attestati di lingua, nel caso vogliate arredare una parete della vostra casa con dell’inutile carta straccia.

Il motivo di ciò è dovuto al suo sogno infranto di una vita migliore, e nell’annuncio vengono descritti modi ironici e fantasiosi per utilizzare il suo attestato di laurea. Il ragazzo dalla vendita dei suoi oggetti personali per poter continuare a vivere in una città a lui estranea, mentre lavora ad uno stage non retribuito con la speranza di un futuro. E si rende conto che molte sue speranze sono infrante, il lavoro è incerto. Perciò simbolicamente scrive l’annuncio “Vendesi laurea per provocazione, per ricordarci che da piccoli i giorni passati a sentirsi raccontare favole erano di certo molto più interessanti, perché il giorno seguente arrivava sempre una nuova favola”.
L’annuncio ha iniziato a circolare nei social network, raccogliendo centinaia di condivisioni e solidarietà da chi digita con l’hashtag #senzafuturo.

Dopo una vita di sacrifici, di studio, di lavori part-time, Giorgio non ha paura della fatica, nemmeno quando lavorava in nero a 16 anni. Il 23 gli scadrà il contratto, e il suo futuro è incerto.
La sua storia è simile a quella di tanti altri laureati italiani, migliaia di dottori in fuga, pochi che ritorneranno in Italia.


ott 23 2012

La Fornero e i giovani troppo choosy per questa società

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci risiamo. Il ministro Elsa Fornero ne ha sparata un’altra delle sue, definendo i giovani troppo “choosy”. Il termine choosy usato dalla Fornero vuol dire schizzinosi, o meglio ella afferma che i giovani devono accontentarsi di ciò che trovano. Premesso che il periodo di crisi nel mercato del lavoro è reale, e c’è molta difficoltà nel trovare un lavoro soddisfacente, un ministro non deve permettersi di giudicare e criticare i giovani lavoratori del suo paese, anzi dovrebbe rassicurarli e incentivare la loro assunzione.

Sono tantissimi i ragazzi che non riescono più a mantenere gli studi per colpa delle tasse universitarie, una buona parte abbandona gli studi per non pesare troppo sul bilancio familiare e perché non riesce a trovare un lavoro che possa mantenere i suoi studi. Come può la Fornero definire i giovani “choosy”?
Non c’è niente di “choosy” a dover accettare stage non retribuiti per un futuro migliore. Non c’è niente di “choosy” nell’accettare di fare il commesso/il cassiere/il cameriere ecc… per mantenersi gli studi.
Chi rifiuta un lavoro sottopagato e degradante può mai definirsi uno schizzinoso?
Ministro Fornero, è facile giudicare la vita altrui quando si ha un posto monotono e stabile al parlamento. Di certo i suoi figli saranno molto choosy a fare gli studi che vogliono, il lavoro che vogliono senza preoccuparsi dei soldi che lei sborsa per loro. Già che c’è, tolga anche a loro la possibilità di essere schizzinosi da quello che lei le offre. Magari finalmente qualcuno l’ascolterà.

 


ott 15 2012

Crisi lavoro: il divario fra nord e sud Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è piacevole a scrivere un articolo simile, ma la crisi nel mondo del lavoro si fa sentire molto più nel sud Italia piuttosto che al nord.
Al sud Italia più di 329mila giovani al di sotto dei 35 anni hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni.
Nel 2012 oltre il 65% della popolazione del sud e delle isole non ha più un lavoro, e cercano di campare alla meglio con pensioni e lavori in nero.
Le industrie minori chiudono, le piccole aziende non riescono più a tirare avanti e la crisi del lavoro si fa sentire ogni giorno di più. La crescita produttiva del sud è ferma allo 0% da un paio di anni.

Il nord e il sud sono sempre più lontani a causa della crisi del lavoro.
Franco Tavella, segretario generale della Cgil Campania, ha dichiarato questo in un’intervista:

“La situazione in cui ci troviamo è straordinariamente singolare perché la crisi non è solo di natura economica: la non credibilità delle istituzioni con tutto quello che sta accadendo nelle Regioni, la perdita potenziale di rappresentanza dei partiti politici, il rafforzarsi dei poteri criminali, ci stanno rendendo consapevoli di questo difficile scenario. Il Comune di Napoli non ha più disponibilità economica e la Regione Campania ha un debito di 15 miliardi di euro; in Campania il livello di disoccupazione è a livello di crisi della tenuta democratica e per poter agire c’è bisogno di risorse. Per costruire una politica industriale dobbiamo costruire una politica energetica e delle infrastrutture e la Cgil deve avere un progetto organizzativo e politico da presentare e confrontare con le istituzioni”.

C’è da sperare che la crisi nel mondo del lavoro termini al più presto, altrimenti non ci sarà più da biasimare i giovani che si trasferiranno al nord Italia o addirittura all’estero per trovare un nuovo lavoro.


ott 11 2012

La disoccupazione femminile è allarmante al sud!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
I dati sono allarmanti al sud: il tasso della disoccupazione femminile è aumentato. Soltanto il 16% delle donne trova un lavoro al sud, un dato che non si vedeva dal 2004. Questo significa che nemmeno 2 donne su 10 riesce a trovare un lavoro.
La disoccupazione femminile colpisce soprattutto i giovani e i neolaureati, spingendo così le donne a trasferirsi in città dove ci sono più possibilità di trovare un lavoro. Al nord infatti più del 47% delle donne trova un’occupazione, rendendo evidente il divario che si è creato tra il Nord e il Sud Italia.

Probabilmente molte di queste giovani donne del sud lavorano in nero come parrucchiere, estetiste, donne delle pulizie e altri lavori umili, senza avere la giusta retribuzione e i contributi adeguati per la pensione.
Sono tantissimi gli annunci sul web dove vengono ricercate babysitter, badanti e insegnanti per ripetizioni, e sono tutti lavori non dichiarati allo stato.  La disoccupazione femminile è molto alta, ma anche il lavoro in nero purtroppo è molto diffuso.

Se queste donne potessero scegliere, preferirebbero lavorare in regola e nel campo in cui hanno studiato per tanti anni, e preferibilmente nella città dove sono nate. Purtroppo la realtà è ben diversa, e lo dimostrano i dati sulla disoccupazione femminile.


ago 30 2012

Perché in Italia non si riesce a trovare lavoro?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La giustificazione usata del percorso di studi sbagliato poteva essere valida prima della suddetta crisi, ma adesso il problema è più serio.

Questa sembrerebbe una frase fatta, ma in Italia sembra che siano pochi i fortunati che riescono a trovare lavoro, che sia a nero, a contratto o part-time non è importante.
Secondo i dati Istat, nel mese di Giugno 2012 sono stati censiti oltre 2.792.000 disoccupati, tralasciando coloro che sono alla ricerca della prima occupazione e considerando lavoratori invece coloro che sono in cassa integrazione.

Ma com’è possibile che nel 2012 il livello di disoccupazione sia così alto? Com’è possibile che l’italiano medio non riesca più a trovare lavoro?
Uno dei problemi maggiori in Italia è la chiusura mentale di alcuni imprenditori, che preferiscono assumere tramite raccomandazioni e conoscenze comuni, precludendo il lavoro a persone che potrebbero meritarlo. E questo purtroppo succede spesso nel settore pubblico italiano, ma succede anche nel settore privato.
Inoltre molti datori di lavoro preferiscono assumere gli extracomunitari, dato che sono più propensi ad accettare stipendi molto bassi e sopportano meglio lo sfruttamento.

A questo punto emerge che in Italia difficilmente si può trovare lavoro per meritocrazia, a meno che non si manda curriculum alle grandi aziende, italiane o multinazionali che siano.  Denunciare le assunzioni sospette non è inutile, anzi è un nostro diritto, perché il lavoro non è un privilegio per pochi. Tutti hanno il diritto di cercare e trovare lavoro, se è meritato.

 


lug 06 2012

Disoccupazione giovanile, nuovi livelli record

Disoccupazione giovanile, nuovi dati allarmanti

Disoccupazione, l’Istat emette i suoi dati, e a volte tale emissione sa suscitare allarme, direttamente imputabile ad un’emergenza sociale vera e propria.

Ed è il caso della disoccupazione giovanile che qui in Italia raggiunge livelli da record, scrollando una volta di più dalle spalle dell’ italiano medio quella tanto pubblicizzata equità, agognata da alcuni come avversata paurosamente da altri.

I dati Istat, dicevamo: ecco che gli stessi evidenziano un calo della disoccupazione in termini assoluti nel mese di maggio, ma è un dato affiancato da un altro che non tranquillizza i giovani. Già, perchè la i giovani disoccupati continuano ad aumentare.

Non lavora il 36,2% degli abili di età compresa tra i 16 e i 25 anni, dato che nel solo mese di maggio è cresciuto di quasi un punto percentuale.

Il 67,2% degli uomini riesce al momento a fugare il rischi di disoccupazione, mentre il dato è nettamente inferiore per le donne, il cui tasso di occupazione si attesta attorno al 47,2%, crescendo dello 0,8% annuo.